Richard Virenque riscrive la storia: “Mi hanno fatto fuori. Senza lo scandalo Festina avrei vinto il Tour 1998”

Richard Virenque fa molto parlare di sé in questi giorni. Nel mirino l’affaire Festina e il modo in cui è stato trattato. Il recordman di maglie a pois deplora infatti l’essere stato usato come il capro espiatorio dello scandalo che sconvolse il Tour de France 1998, rivendicando di non essere mai stato trovato positivo (argomentazione che sappiamo essere piuttosto fallace) e di essere stato in qualche modo incastrato per le sue amicizie politiche visto che era vicino all’allora presidente della Repubblica Jacques Chirac. Ricordando come nelle analisi effettuate quasi venti anni dopo sui campioni di sangue dei corridori che hanno preso parte alla Grande Boucle del 1998 furono registrate numerose positività all’EPO, lo scalatore francese ribadisce come lui invece lo sia mai stato.

In occasione del passaggio del Tour de France sul Mont Ventoux, dove aveva brillato nel 2002, Richard Virenque ha concesso una intervista al quotidiano belga DH-Les Sports: “Niente poteva impedirmi di vincere – ha assicurato l’ex corridore 55enne, salito due volte sul podio del Tour (3° nel 1996, 2° nel 1997) – A parte questo scandalo… Stavo per vincere il Tour 1998. Dal 1992 so di essere un corridore del Tour. Nel 1994 ho perso tre posizioni e sono arrivato quinto a causa della cronometro tra Cluses e Avoriaz. Grazie ad Armel André, ho fatto progressi, culminati con Saint-Étienne 1997, dove sono arrivato secondo dietro a Jan Ullrich. Il Tour 1998 mi aspettava a braccia aperte”.

Il corridore originario del Var, che aveva tuttavia confessato l’uso di sostanze dopanti durante il processo del 2000, non ha digerito quel periodo della sua carriera. “Mi vollero far passare come un criminale, ma sono stato uno dei pochi puliti – aveva commentato nei giorni scorsi per Marca – In quel Tour del ’98 furono testati 180 ciclisti, più di 100 risultarono positivi, c’era anche Pantani. Io no, ero pulito ma dovetti cedere al ricatto: mi incastrarono per ragioni politiche”.

Il classe 1969 ritiene il suo arresto come “simbolico” e ribadisce dunque di essere stato “incastrato” con la polizia che per tre volte lo ha fermato e “tenuto sotto custodia tre volte, 72 ore ogni volta”, ma lui è “sempre risultato negativo” finendo tuttavia per confessare perché fu “ricattato” da chi “organizzò tutto per distruggermi”. Una scelta quest’ultima che spiega con rammarico: “Mi dissero che se avessi parlato e avessi confessato, tutto sarebbe andato meglio e così ho fatto, invece fu “sospeso per un anno” e perse il Tour de France, mentre, nel frattempo, altri compagni di squadra, risultati positivi, hanno ricevuto solo tre mes di sospensione”.

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